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L’Incantesimo Universitario Comune

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Sarà capitato a tutti da bambini di prepararvi a vivere un fantastica realtà, prepararvi ad incontrare un giorno, lontano nel tempo ma prossimo nel cuore, quel principe azzurro esegeticamente accompagnato dal suo cavallo bianco.

Sono sicuro che non bisogna per forza arrivare a quel ramo del Lago di Como per ritrovare la magia di un mitico racconto. Un vecchio musico narrava, infatti, di aver imparato la sua arte in un luogo fatato, situato nella parte piana dell’Italia, tra l’economica materialità di Milano e le brizzolate Alpi. Un luogo in cui, secondo lui, come in una vecchia propaganda dell’acqua Lilia, si può vivere la favola della giovinezza.

A dire il vero, non so se fidarmi di quel tale, aveva una vivissima luce negli occhi ed un sorriso che di strano lasciava fiutare solo la sua sincerità. Giustificava tutto questo col fatto che non avesse visto magia non realizzarsi in quel mondo incantato, a Castell-Angeles. Raccontava di draghi a volte vincitori, ma destinati ad essere vinti, che cadono nelle aule d’esame durante i mesi di Dicembre, Gennaio, Febbraio, Maggio, Giugno e Luglio. Diceva di aver appreso modi, degni del miglior principe abusivo, di rendere omaggio attraverso un saluto; cercava di descrivermi il Sole che, anche nelle giornate più tristi e cupi, si riesce a scorgere sui volti luminosi e raggianti degli artisti di quella fornace di talenti; oppure provava ad espormi la forza ed il coraggio che valorosi guerrieri, degni di Tristano e Percival, mettono al servizio della tavola rotonda per la lotta all’apatia ed indifferenza.

Non so se esista o meno questo Castell-Angeles, forse ci capiterò anch’io, il musico mi ha lasciato la sola certezza di essere un percussionista, ma di qualcosa che nessuno fa batter più: i CUORI. Dal canto mio, non aspetterò la fine dei suoi racconti, magari un giorno ne farò parte, mi accontento di sapere che, come in tutte le favole, anche in queste alla fine il bene Vince e se non vince vuol dire che non è la fine.

Vincenzo Landi